Più formazione nel centro nord del Paese

(VUnews) PERUGIA 27 giugno ’22 – La partecipazione degli adulti alle attività formative è maggiore nelle aree del Centro-Nord (11,0%) rispetto a quelle del Mezzogiorno (7,8%), dove i valori più bassi si registrano in Calabria (7,8%), Puglia (7,4%), Campania (7,2%) e Sicilia (7,1%).

È quanto mette in evidenza la pubblicazione “Noi Italia – 100 statistiche per capire il paese in cui viviamo”, la nuova edizione 2022 dell’Istat che ogni anno, dal 2008, offre una selezione di oltre 100 indicatori statistici sulla realtà del nostro Paese, fornendo un quadro d’insieme dei diversi aspetti ambientali, demografici, economici e sociali dell’Italia, delle differenze regionali che la caratterizzano e della sua collocazione nel contesto europeo.

L’apprendimento permanente, fattore decisivo per l’integrazione nel mercato del lavoro, interessa il 9,9% dei 25-64enni. Nel 2021, dice Istat, prosegue il miglioramento del livello di istruzione degli adulti (25-64enni), per effetto dell’ingresso di generazioni giovani, mediamente più istruiti, e l’uscita di generazioni di anziani, in genere meno istruiti. La quota di coloro che hanno conseguito, al più, la licenza media è scesa al 37,9%, ma nel Mezzogiorno raggiunge il 46,1%. Nel 2021, è del 26,8% la percentuale dei 30-34enni con un titolo di studio universitario, ancora lontana dall’obiettivo europeo del 40% fissato dalla Strategia Europa 2020.

Rispetto al mercato del lavoro, osserva l’Istituto Nazionale di Statistica, il tasso di occupazione dei 20-64enni sale nel 2021 al 62,7% (+0,8 punti percentuali, rispetto al 2020), recuperando solo in parte il calo del 2020 (-1,6 punti). Evidente lo squilibrio di genere a sfavore delle donne (53,2%, a fronte del 72,4% dei coetanei uomini) mentre, a livello territoriale, i divari sono marcati: nel Nord sono occupate 7 persone su 10, nel Mezzogiorno non si arriva a 5. Nel confronto europeo, solo la Grecia ha un tasso di occupazione inferiore a quello italiano, mentre si è ampliata la distanza con la media dell’Ue, soprattutto per le donne.

Nel 2021, l’incidenza del lavoro a termine sale al 16,4% (+1,4 punti percentuali, rispetto al 2020) ma, nelle Regioni del Mezzogiorno, è più alta di circa sette punti percentuali, rispetto al Centro-Nord. Contemporaneamente, si registra un lieve aumento degli occupati part-time, la cui incidenza arriva complessivamente al 18,6%, con forti differenze fra uomini (9,1%) e donne (31,6%).

In calo il lavoro irregolare che, però, nel 2019, incide ancora in misura rilevante e coinvolge il 12,6% degli occupati. Il Mezzogiorno presenta l’incidenza più elevata (17,5%), con la Calabria (21,5%) che registra il valore più alto; nel Centro, è il Lazio a presentare il tasso più elevato.

Per maggiori informazioni –> https://noi-italia.istat.it/home.php#

Chiara Ceccarelli

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