Il sistema regionale antiviolenza punta sulla qualità

(VUnews) PERUGIA 7 giugno ’22 – Migliorare il sistema regionale antiviolenza ed uniformare le risposte da parte dei CAV umbri ai bisogni di donne e minori vittime di violenza, favorendo la cooperazione tra centri a garanzia di una gestione integrata dei casi.

Parte da Villa Umbra il progetto sperimentale, promosso e finanziato dalla Regione Umbria, volto ad aumentare la performance della rete territoriale, accrescere le competenze delle operatrici e rispondere ancor meglio ai bisogni delle vittime di violenza.

Il progetto, affidato alla Scuola Umbra di Amministrazione Pubblica, risponde al Programma regionale di prevenzione e contrasto della violenza di genere, approvato con DGR 365 nel 2021, che prevede la definizione di un “Progetto di supervisione esterna sui casi e sul lavoro di equipe” e di un “Progetto qualità”.

Un percorso di crescita del sistema, nell’ottica del miglioramento continuo, avviato stamani da Cristina Strappaghetti e Davide Ficola, rispettivamente responsabile e coordinatore del progetto per conto del Consorzio formativo umbro. In programma, a giugno, tre giornate di confronto rivolte alle operatrici dei Cav umbri, al personale del Centro Pari Opportunità e del servizio regionale competente.

Teresa Bruno, psicologa psicoterapeuta, già Presidente Associazione Artemisia di Firenze interverrà nel percorso sperimentale a fianco di Daniela Gabellini, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Italian Quality Company, e di Saverio Ruggeri, esperto in sistemi di gestione qualità e accreditamento ISO 9001-2008 E 2015, ISO 15189-2012.

“Il progetto sperimentale, partito oggi – affermano i tre formatori – è ambizioso ed innovativo. L’obiettivo è rafforzare e valorizzare i punti di forza del sistema regionale, certificarlo e metterlo a sistema come buona pratica nazionale. Si tratta di integrare logica e requisiti della qualità con l’attività svolta dai Centri antiviolenza e integrare la rete territoriale. Il primo passo è rendere visibile l’attività dei Cav e, poi, verificare i risultati per garantire un miglioramento continuo”.

L’Umbria, secondo rilevazione condotta dall’Istituto Nazionale di Statistica “sulle prestazioni e i servizi offerti” rispettivamente dai Centri antiviolenza e dalle Case rifugio, realizzata in collaborazione con il Dipartimento per le Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio e le Regioni, presenta più Centri antiviolenza rispetto a Case rifugio.

I Centri antiviolenza e le Case rifugio, sottolinea Istat, hanno caratteristiche strutturali e organizzative proprie che definiscono la natura stessa dei servizi erogati: la raggiungibilità e la vicinanza dei Centri antiviolenza alle donne che cercano un contatto; la protezione e la messa in sicurezza delle donne nelle Case rifugio.

Nel 2021, rileva l’indagine, è cresciuto il numero di chiamate valide al 1522 (36.036), 13,7% in più dell’anno precedente (31.688). Le percentuali di indirizzamento delle richieste verso i CAV sono superiori alla media nazionale (90,1%) in Umbria (94,2%), Molise (93,9%,) Puglia (93,5%) e Lombardia (92,9%) e inferiori in Emilia-Romagna (89,1%), Abruzzo (87,6%), Marche (85,2%) e Friuli-Venezia-Giulia (83,6%).

Chiara Ceccarelli

Tag di ricerca: Centri antiviolenza, CAV, sistema regionale antiviolenza, Regione Umbria, protezione, donne, violenza, servizi, 1522,

Attenzione

L'area servizi del sito, che consente anche l'accesso al gestionale della formazione e alla sezione "Amministrazione trasparente", è in manutenzione ed aggiornamento. Ci scusiamo per eventuali disservizi e problemi di navigazione o visualizzazione contenuti